La recensione di oggi si basa su due premesse.
La prima è che un silent book tanto adatto agli adulti non lo avevo mai
sfogliato. Dico agli adulti perché credo che un libro così malinconico sia di
difficile digestione da parte di un bambino ma forse mi sbaglio e, se mi
sbaglio e volete raccontarmi di bimbi che nello spazio di uno sguardo hanno
trovato una risposta adatta a loro, sono qui.
La seconda è che mi inquietano sempre, e
molto, gli sguardi senza occhi e qui ci sono sguardi che vanno lontano
ma non si trovano occhi. Con queste premesse posso confessare che l'ho sfogliato varie volte, sempre con lo
stesso stupore: quello che mi lasciano i libri fatti bene. La storia si dipana
con una visuale doppia: a sinistra quello che vediamo noi tutti, nella pagina
di destra quello che vede il protagonista nel corso della sua intera vita,
esattamente come lo vede lui. Con cinque colori, turchese, bianco, rosso
cremisi, nero e crema, Tom Haugomat riesce a narrare la storia di uno sguardo
capace di indagare e andare sempre oltre ma che non è in grado di fermarsi
sulle emozioni e gli affetti.
Rodney, il protagonista di questo romanzo senza parole, nasce nell'Alaska degli
anni 50.
Non scordatelo. Non scordatelo perché gli uomini e le donne nate in quel
periodo sono persone ambiziose e molto determinate, persone che con studio e
sacrificio hanno realizzato grandi progetti.
Ma questa ambizione, che la mia generazione guarda con profonda stima ma
capisce solo in parte essendo cresciuta con il disincanto di tutto quello che
fin da subito ci è stato chiaro non sarebbe stato possibile realizzare se non a
suon di incoscienti ed ostinati sogni ad occhi aperti a volte li hanno
allontanati da se stessi. Nello spazio di uno sguardo, in tutti i casi troverete
la vita, senza mezze verità.
Nello spazio di uno sguardo
Tom Haugomat
Terre di Mezzo
Il volume in foto è stato preso in prestito nella Bibliomediateca comunale di
Popoli (e poi restituito)


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