C’è un condominio ormai famoso nelle librerie italiane (e
non solo).
Non è questione di mode è che, per fortuna, i bambini sanno apprezzare le
storie che raccontano diversità, forse perché “se cresci in una classe
multietnica e sai dare un volto a chi ha un nome straniero, diventi più
accogliente e smetti di avere paura”.
E’ indubbiamente un condomino ideale, un’utopia già esistente in alcuni
quartieri di città in cui tra vicini si coltivano passioni comuni condividendo
gli spazi e organizzando orti e cinema all’aperto.
“Più vicini che mai”, stampato ad un anno di distanza da “Meravigliosi vicini”,
offre l’esempio pratico di una comunità che sa aiutare e condividere ma anche
lasciare ad ogni famiglia il proprio spazio.
Man mano che si voltano le pagine cadono muri e si scoprono nuovi appartamenti
e abitudini che non conoscevamo. Perché è questo che accade quando siamo
disposti a lasciare che vengano giù i nostri pregiudizi. Quello che ci mettono
in mano Hélène Lasserre e Gilles Bonotaux , coppia non solo lavorativa
(evidente dal fatto che è impossibile stabilire dove finisca il lavoro dell’uno
e inizi quello dell’altra) è un albo ricco di dettagli che chiedono acume e il
tempo di tornare indietro.
Più vicini che mai
Hélène Lasserre e Gilles Bonotaux
Orecchio acerbo
La frase tre le virgolette è liberamente rubata da una riflessione di mia
sorella in una chat di famiglia
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