La prima volta che ho letto La buca ho notato una mancanza.
Quella dicitura “ogni fatto a cose o persone realmente esistenti è puramente
casuale” che spesso anticipa la proiezione di un film o la lettura di un libro.
Secondo me ci stava bene dal momento che l’albo di Emma Adbåge,
edito in Italia da Camelozampa, illustra
ciò che spesso accade quando i bambini giocano liberi.
Se non avete idea di cosa sto scrivendo potete (e anzi, dovreste) rimediare
leggendolo dal momento che, nel 2020, è stato insignito del Premio Andersen
miglior libro 6/9 anni.
Nel cortile di una scuola in cui non mancano giochi strutturati il vero
divertimento è in una buca che si è formata non si sa bene come. I bambini che
frequentano la scuola, e il cortile, hanno eletto la Buca a luogo in cui
trovarsi per inventare giochi nuovi o ripetere fino allo sfinimento gli stessi
di sempre.
La Buca non prevede regole né gioco organizzato e questo destabilizza gli adulti
radunati intorno alla Buca. Questi adulti sono insegnanti di una scuola
primaria, dovrebbero essere abituati a stare con i bambini ma ciò,
evidentemente, non è sufficiente a capire che un conto è farsi presenza
silenziosa e discreta, che sorveglia e allo stesso tempo incoraggia, altro,
invece, intervenire, influenzare, costringere a cambiare gioco quando non si corrono
reali pericoli ma si assecondano paure infondate che si rischia di trasmettere
tutte.
Quello che “La buca” ci regala è un promemoria importante: nei giochi dei
bambini i grandi dovrebbero essere presenti il meno possibile.
Non tanto per non rovinare il gioco quanto per farli essere adulti autonomi in
futuro.
La buca
Emma Adbåge
Camelozampa
Il libro in foto è disponibile per il prestito presso la Bibliomediateca di Popoli



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