"È un bravo ragazzo", disse Slim. "Un ragazzo non ha bisogno dell' intelligenza per
essere bravo: a volte mi sembra che l'intelligenza fa il contrario. Prendi uno
davvero sveglio, è difficile che sia una brava persona.”
Ovviamente John Steinbeck non ha bisogno di presentazioni così come,
ovviamente, “Uomini e topi” non ha bisogno di recensioni. Ma questa edizione
non è una rivisitazione di un grande classico: il testo integrale è fedele
eppure il libro è altro dall’originale.
Ho letto questo libro ad alta voce, dalla prima all'ultima pagina, per
me stessa.
Ma dovessi spiegare perché non saprei: è accaduto e basta.
È
stato il libro che ha voluto così ed io sono una che i libri li asseconda.
La storia di Lennie e George si sviluppa nell'arco temporale di tre giorni e
inizia e finisce con un tramonto su una pozza del fiume Salinas. Le immagini si
compongono e scompongono dando attenzione ai dettagli: un occhio, una scarpa,
un becco, un paio di vecchi occhiali.
Le sequenze sono cinematografiche con primi piani improvvisi e aperture
insperate.
Sono due le Rébecca in questo libro: quella che sappiamo riconoscere per i suoi
tratti decisi e perfetti e quella che mette su carta i pensieri del povero
Lennie: semplici, caricaturali, ridondanti e a colori accesi.
La vera meraviglia Rébecca la compie con la rappresentazione della tenuta di
dieci acri immaginata da George: ogni dettaglio diventa vivo su un paio di
doppie pagine che ricordano un gioco dell'oca.
Appunto, come dicevo: il libro è altro dall’originale.
È
si, Uomini e topi ma l’autrice diventa Rébecca Dautremer.
Uomini e topi
John Steinbeck – Rébecca Dautremer
Bompiani
Il topo è stato prestato dal gatto Frida solo per il tempo della foto



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