Nasredin è un libro che conoscete già anche se non lo avete
mai avuto tra le mani, anche se pensate di non averlo mai sentito neppure
nominare.
Fin dalle prime righe lo riconoscerete perché la scrittrice belga Odile
Weulersse racconta una leggenda antica che perde le sue radici nel tempo al
punto che non si può dire se l’origine di questa storia sia medio-orientale,
africana o, addirittura siciliana. Tra queste pagine l’ambientazione scelta da
Rebecca Dautremer è il Mahgreb con le sue luci abbaglianti e le ombre delle
palme.
Un bambino, suo padre ed un asino vanno al mercato.
Non una volta sola: percorrono la stessa strada periodicamente perché questa
famiglia vive di commercio.
Ma ad ogni tragitto corrispondono atteggiamenti diversi da parte del figlio, la
stessa pazienza sorniona da parte del padre e critiche gratuite e superficiali
di chi li vede passare.
La scena si ripete sempre uguale ma con dettagli differenti come accade non
solo nel libro ma nella vita.
Che a volte siamo figli insicuri e cerchiamo di adattarci a quello che il mondo
ci chiede, a volte siamo il gran Visir, le lavandaie, i ragazzini o i vecchi
del villaggio: quelli che criticano, che hanno sempre una soluzione pronta
quando si tratta degli altri.
Raramente siamo i padri, saggi Mustafà. Raramente siamo in grado di capire che
non piaceremo mai a tutti ma vivremo meglio piacendo a noi stessi.
Nasredin
Odile Weulersse e Rébecca Dautremer
Donzelli
Statuina del Maestro Marco Angelilli di Pacentro



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